Pane di Grano
Panedigrano, al secolo
Nicola Gualtieri ( Conflenti 1757(?)-Napoli 1828 o 1829), ebbe una vita
nettamente divisa in due parti: la prima da criminale feroce,
caratterizzata da omicidi frequenti e rapine; la seconda da uomo onesto
e valoroso al servizio dei Borboni di Napoli.
Contribuì al ritorno del
Re nella città partenopea nel 1799.
Il re Ferdinando e il
cardinale Ruffo, pur apprezzando le sue qualità di condottiero, non
nutrivano grande simpatia per lui e cercarono in vari modi di
liberarsene.
Ecco quanto si scrive
di lui nel volume : Brigantaggio di Manhès Mac Farlan Capone editore
2005 (pagg. 80-81-82-83)
“ Pane di Grano era un
ergastolano; messo in libertà divenne bandito, e fu — tra i banditi —
uno dei più onesti. Piuttosto ben piantato, robusto e molto grasso,
aveva la faccia di un contadino, e sul suo volto si stendeva un’aria
bonacciona. Indossava una corta giacca di velluto verde, una sciarpa
rossa ed un cinturone di cuoio dal quale venivan fuori un pugnale e due
pistole, un cappello basso ma di falde assai larghe, decorato da un lato
con una coccarda rossa, e davanti con una immagine della Vergine in
argento, passata tra il cappello ed il nastro.Si chiamava Nicola
Gualtieri, per soprannome “Pane di Grano” ed era un apporto che gli
Inglesi facevano al brigantaggio.
Fuggito Re Ferdinando da
Napoli, ed avviatosi verso la Sicilia, gli Inglesi vi giunsero per
primi; a Messina trovarono nel carcere mille condannati, li liberarono a
patto che aiutassero la restaurazione, e misero a capo dei liberati Pane
di Grano che già aveva sulla coscienza dieci omicidi e quindici furti.
Pane di Grano, quindi, fu mandato con la sua truppa a raggiungere il
Cardinale Ruffo. Ma Ferdinando era un poco in dubbio, quel «regalo» lo
lasciava un poco titubante e ne scriveva al Cardinale Ruffo in questi
termini:
«Eminentissimo mio,
Quanto mi ha consolato la
vostra lettera del 10 per la commozione dei favorevoli riscontri dei
nostri progressi, altrettanto mi hanno disturbato l’animo tutte le
sciocchezze che fa Danero, o, per meglio dire, gli fanno fare quelli che
lo circondano. Fra le altre vi è stata quella solennissima, che avendo
il generale Stuart chiesto di togliere dalla cittadella tutti i forzati
prima di introdurvi la sua truppa, egli, il Danero, invece di seguire
quanto con tanti replicati ordini gli è stato detto, di mandarli al di
là di Gaeta, ha avuta la bontà di mandarli in Calabria, per disturbare
le vostre operazioni e guastare quanto di bene avete fatto.Quale
concetto dovranno formarsi di me i bravi Calabresi e fedeli, vedendo in
premio della loro fedeltà mandargli tanti scellerati a devastare ed
inquietare le loro proprietà e le loro famiglie?
Potranno mai credere che
ciò siasi eseguito senza mio ordine? Vi assicuro che mi sono inquietato
che poco è mancato non facessi mandare a quel paese Danero: non attendo
però che il ritorno del generale Stuart, che si aspetta a momenti, per
prendere quella rigorosa risoluzione che richiedono le attuali
circostanze…. .
Il Signore conservi voi e
benedica le vostre operazioni come indegnamente lo prega il vostro
affezionato: Ferdinando B.».
Ma Stuart tornò, Danero
non fu richiamato a Palermo per rendere conto della sua condotta e
parlando di questa circostanza innanzi a Ferdinando e dicendosi che
quel dono forse non aveva dovuto essere gradito al Cardinale, Ferdinando
rispose con un sorriso:
— Oibò! tutto quello che
galleggia, ingrassa!
Le bande del Cardinale
Ruffo, infatti, assorbirono la banda di Pane di Grano. Si intende bene
che il Ruffo, uomo di spirito e gran signore, fece in modo da
sbarazzarsene… “
(Il cardinale, ricevuta
una richiesta di uomini da parte di monsignor Ludovici)
“ Rispose subito a
monsignor Ludovici, trasmettendogli il decreto di plenipotenziario per
Torrusio; aggiungeva che, perché i due plenipotenziari appoggiassero la
loro autorità su di una certa forza, spediva loro un corpo di mille
uomini coraggiosi comandati da Nicola Gualtieri, soprannominato Pane di
Grano. Non taceva che il suddetto Pane di Grano era un forzato
graziato, ma aggiungeva che egli conosceva bene il servizio militare
per aver già servito nell’accantonamento di San Germano.
Pane di Grano che
conosceva bene l’importanza della missione della quale era incaricato e
che voleva farsi onore, promise e mantenne la promessa, ed avendo
ricevuto dal tesoriere generale, Versac, un’anticipazione di soldo per
le spese di viaggio, partì immediatamente.
Lo ritroviamo a Sorrento.
L’esercito del Cardinale aveva continuato nella sua marcia trionfale,
già in vista di Napoli dalla sommità di Monte Sant’Angelo; Sciarpa e
Pane di Grano avevano ricevuto l’ordine di venire a battaglia il
tredici giugno con l’esercito di Schipani.
Sciarpa dalla parte di
Torre Annunziata, Pane di Grano lungo la via del Vesuvio, il Cardinale
con il resto dell’esercito dovevano assalire i repubblicani di fronte,
dal lato della Favorita, in modo da prenderli così tra due fuochi.
Sciarpa non si trovò al
convegno; ma Pane di Grano vi giunse e la sua presenza produsse la
diserzione di due artiglieri, che passarono a lui con due cannoni, che
furono subito messi in batteria e fecero fuoco contro i repubblicani.
Pane di Grano ebbe, quindi, parte importante nel successo di quella
giornata, che fece rovinare le ultime speranze dei patrioti.
Giunse la sera a Napoli,
inseguendo gli avanzi di quell’esercito con i suoi mille uomini e molti
altri di cui si era ingrossato al Ponte della Maddalena, e fu
incaricato, riconoscendogli il Cardinale un’attività ed una solerzia
poco comuni, di occupare la sera stessa la città con i suoi uomini,
perché durante la notte i repubblicani non riprendessero animo; tenendo
in modo speciale la posizione della Madonna di Sette Dolori, di S.
Lucia al Monte e di S. Nicola a Nilo, posizioni fuori del tiro dei
cannoni di Sant’Elmo, e dalle quali poteva impedire ogni tentativo dei
repubblicani sulla città.
Il comandante Pane di
Grano eseguì tutti questi ordini con piena soddisfazione del Cardinale.
Dopo la presa di Napoli Pane di Grano spari: era diventato un bravo ed
onesto uomo, e morì fra il 1828 e il 1829, direttore della Cassa di
Ammortizzazione, avendo cambiato il suo soprannome nel cognome
francesizzato — lui che aveva combattuto i Francesi così aspramente! —
di Paindegrain.”
Nota: Sciarpa era un
altro bandito arruolatosi nelle truppe del cardinale Ruffo.
Notizie più dettagliate su
Panedigrano possono essere trovate nei volumi di Vincenzo Villella:
Conflenti vol.I – Fratelli
Gigliotti editore e “I briganti del Reventino
–cittàcalabriaedizioni-2006”.
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