Giovanni Porchia

   Di Porchia non ce n’è uno solo.

 

Strano destino quello dei Porchia; emigrano da Conflenti; ottengono successo e riconoscimenti in altre parti del mondo e solo dopo la loro morte vengono conosciuti nel proprio paese. Dopo il clamoroso caso dello scrittore Antonio Porchia c’è un altro Porchia, oriundo conflentese, di cui nel paese pochi, tranne gli stretti familiari, sanno qualcosa.  Si tratta d’Italo, figlio di Giovanni e di Maria Cellini.

Giovanni Porchia era un medico nato a Conflenti Superiore il 3 ottobre 1891.  Apparteneva ad una famiglia numerosa: cinque fratelli e una sorella (Nicola, Modesto, Camillo, Arturo, Giovanna)[1].  Frequentò Ginnasio[2] e Liceo  a Nicastro, dove  per mancanza di mezzi di locomozione era  costretto a recarsi a piedi;  spesso, sempre a piedi, faceva il percorso andata-ritorno nella stessa giornata.  Dopo essersi laureato in medicina (nel 1914) partecipò alla prima guerra mondiale come ufficiale medico e alla fine del conflitto si stabilì definitivamente a Oderzo (Treviso), in Veneto, dove conobbe la ragazza che in seguito divenne sua moglie. In questa città nacquero i suoi figli e tra loro Italo. Questi, nato a Piavon di Oderzo nel 1925, dopo aver fatto i suoi studi ginnasiali a Vittorio Veneto, si laureò in medicina presso l’università di Milano nel 1951 e si specializzò in otorinolaringoiatria nell’università di Torino nel 1954.

Durante gli anni ’44-‘45 partecipò al movimento di liberazione.

Nel 1970 fu nominato primario del reparto di otorinolaringoiatria all’Ospedale al Mare del Lido di Venezia. Si spense nel 1998.

Fu  per molti anni segretario Nazionale dell’Ordine degli Otorinolaringoiatri.

Medico stimato, conosciuto in Italia e all’estero era spesso invitato a congressi nazionali e internazionali. Lui stesso ne organizzò diversi in Italia  a livello internazionale.

Era anche appassionato e conoscitore di musica classica.

Negli ultimi anni della sua vita fu più volte a Conflenti, alla ricerca delle sue radici. 

Medico stimato, conosciuto in Italia e all’estero era spesso invitato a congressi nazionali e internazionali. Lui stesso ne organizzò diversi in Italia  a livello internazionale.

Era anche appassionato e conoscitore di musica classica.

Negli ultimi anni della sua vita fu più volte a Conflenti, alla ricerca delle sue radici.

 

 

A.  Coltellaro


 

[1]  Il padre  di Giovanni si chiamava  Raffaele ed era sposato con Carmela Giudice.  Dopo aver esercitato il mestiere di cestaio, era emigrato negli Stati Uniti ed era rientrato più volte in Italia.  Dei fratelli di Giovanni, Nicola, il primogenito, emigrò  anch’egli negli Stati Uniti;  Camillo intraprese gli studi  ginnasiali, ma in seguito, costretto ad interromperli, si arruolò nell’Aviazione; dopo un incidente, durante  un volo di addestramento, preferì entrare nella Polizia  e occupò un posto importante nell’O.V.R.A. (polizia segreta fascista);  morì ancora giovane (33 anni) a Venezia; ufficialmente per infarto; Arturo si arruolò come finanziere e lavorò a lungo  nel Ministero della Cultura Popolare nella segreteria del Ministro Pavalino ( Insieme  con lui si era arruolato nelle finanze un altro conflentese,  Alfredo Paola, figlio di Vittorio che lavorò per molti anni nella segreteria del Duce a Piazza Venezia); Modesto partì nel 1939 per la guerra d’Africa e agli inizi degli anni cinquanta emigrò in Canada; Giovanna ha trascorso tutta la sua vita a Conflenti dove è morta all’età di 101 anni.

[2] All’epoca il Ginnasio iniziava subito dopo le elementari.

 

 

 

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