Il nostro dialetto a cura di Antonio Coltellaro

 

Chiunque può collaborare  a questa rubrica con suggerimenti, segnalando inesattezze, inviando materiale  vario concernente il dialetto (filastrocche, poesie, racconti). Il tutto può essere inviato alla mia e-mail: tnc@ciaoweb.it  oppure a quella  del Centro Unla.

 

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Gennaio 2007

 


Proverbi:

A jennaru puta  paru, ma ‘u veru  putazzu  è a ru mise e ‘ marzu..

Si può potare anche a gennaio, ma la vera potatura deve avvenire a marzo.

 

 A ra Cannilora d’u viernu simu  fore

 Alla  Candelora dall’inverno siamo fuori

 

Frevaru curtu e amaru, scurcia ri vecchi a ru fuocularu.

 

Parole:

 

Cannilora: Festa del 2 febbraio- Giorno  della benedizione delle  candele.

Etimologia : dal latino tardo candelorum per candelarum  ( giorno delle candele).

Caniglia: Crusca

Canigliata: Pastone, brodaglia .

Scifu : trogolo; scifo.

Dijuneddre: interiora di animali macellati.

Dijunare : digiunare

Corajisima : Quaresima

Carnalivara: Carnevale.

 


Consigli per le malattie:

 

Si i viermi vue cacciare

agliu e amente hai de stricare.

 

Amente:menta

 


Serenata cujjentara:

 

Jancu stu piettu tue,

Janche  ste minne,

Cchiù janche  d’a nive d’a montagna,

chine suca latte de ste minne

campa cumu Noè, novecient’anni.

 


Febbraio 2007


Rimedi medici “ cujjentaridi una volta :

·        ‘e ‘mpuddre ( foruncoli) niure se  sananu ccu nna corchia d’uva niura

‘mpassulata (passa).

 

·        Per le contusioni e slogature ( Quannu unu se scaddra  o se se scavaglia n’uossu):

         1) Levatina  ‘e farina ’e latte. 2) Pampine (foglie) ‘e ficu ‘nniane   cotte intra         ‘a cinnera cauda . 3)  Pampine ‘e  marva,  cotte.

 

·        Per le scottature (vrusciatine): 1) mele (miele)  supra ‘a parte vrusciata. 2) juri ’e sammucu.

 

·        Male ‘e capu:

·         1) se ligare a ra capu ‘nu pannu affusu d’acitu. 2)  mintere a ra frunte ‘na feddra (fetta) ‘e citruolu


La prova della lingua.

 

Tra Conflenti,  Motta e Martirano, c’è stato sempre un po’ di campanilismo. Tra i tre paesi  gli sfottò erano continui e ognuno di essi inventava e  raccontava sugli altri  storie inverosimili.

 Ad esempio : i martiranesi dicevano che i conflentesi  avessero steso, tra i due paesi,  uno o più lenzuoli per impedire che la luce del sole arrivasse sino a Martirano.

I mottesi sui conflentesi  raccontavano,  tra le altre, questa storia:

I conflentesi, non avendo un’immagine di Cristo in chiesa, si rivolsero ai mottesi perché, a pagamento,  gliela procurassero.  Questi dopo averne trovato una che, a loro dire, era miracolosa, la infilarono nel vuoto di una grossa  canna e invitarono i conflentesi  ad andarla a ritirare.  I mottesi avevano tappato la canna dalle  due estremità, ma prima di farlo avevano messo nell’interno un grillo.  I conflentesi andarono, pagarono e, contentissimi di avere infine l’immagine che desideravano,  rientrarono, a piedi, al paese.  Portavano la canna, con enorme precauzione, ma , avvertendo dei rumori nell’interno, quando furono a Marignano, non resistettero alla  loro curiosità e l’aprirono. Tolsero un tappo e il grillo  scappò. La cosa avvenne così rapidamente che essi non videro l’insetto scappare, ma avvertirono solo il fruscio di qualcosa che si allontanava. Pensarono che fosse Cristo che se ne andava  e, con un ultimo disperato tentativo  di trattenerlo, gridarono:

 “ Si tu si’ veru Diu, ti ‘nde vai ‘sta  costa costa e ti ‘nde vai alla ghiesa nostra”.

La storia potrebbe anche essere vera, però, a mio parere, bisognerebbe  invertire le parti tra mottesi e conflentesi  perché l’espressione succitata  non fa parte del dialetto di Conflenti. I conflentesi  avrebbero detto:

“ Si tu si’  veru Diu, ti ‘nne vai  sta costa costa, e ti ‘nne vai a  ra ghiesa nostra”.


Il nome di Visora tra magia  e religione.

La vera definizione della Madonna di Conflenti, conosciuta e venerata in gran parte dei paesi del Savuto  e del Reventino, è :  Maria SS. delle Grazie della Quercia di Visora.  La quercia è l’albero nel quale sarebbero avvenute diverse apparizioni; Visora è il nome della località dov’era  ubicata la quercia e dove è stato edificato  il Santuario. Il nome  del luogo, come riporta C. Montoro,[1]   risale a tempi antichissimi  e prima che vi sorgesse il Santuario designava “ un luogo oscuro … tristo e luttuoso” ;  un luogo di orrore  ricoperto da spessi alberi di castagne e di ghiande. Una descrizione che fa immediatamente pensare a un  luogo misterioso,  adatto per il  verificarsi  di fenomeni  trascendenti.  E in effetti  pare  che  il pianoro di Visora, prima ancora che si parlasse  del manifestarsi della Madonna, fosse stato il teatro di  numerose apparizioni  di figure femminili  d’incerta origine sovrannaturale. Tra esse prevaleva “una donna bellissima di forme e statura leggiadre “.  Difficile stabilire  se queste apparizioni fossero  reali o immaginarie. Quando una credenza è radicata nella cultura di un popolo, quella credenza diventa realtà. Fatto religioso o fatto  pagano?  A  Conflenti e nei paesi vicini  i confini tra religione e magia erano  e sono rimasti sempre  molto labili e spesso si accostano, si intrecciano, si sovrappongono   creando confusione tra l’una e l’altra.  Per lungo tempo si è parlato  di  apparizioni di fate, fantastiche, magare, pupeddre,[2]  poi  sempre più frequentemente di madonne. Non è possibile documentare se si trattasse delle une o delle altre. Esistono solo delle testimonianze, tramandate di  generazione in generazione ed ognuno di noi può propendere, secondo le proprie convinzioni, per l’una o l’altra versione. Comunque, vere o presunte che fossero queste apparizioni, la loro fama si sparse nei dintorni   richiamando  nel paese folle sempre più numerose. Sorse anche l’abitudine di svolgere  particolari riti magici  nell’interno del bosco  di Visora.  La Chiesa, naturalmente, vide con diffidenza questi avvenimenti e  inizialmente cercò di confutarli; pose vari divieti tra cui  quello di utilizzare  erbe, rami, cortecce di alberi della zona; poi  stabilì l’abbattimento degli stessi, compresa la quercia dove erano avvenuti e continuavano ad avvenire, a detta della gente, gli eventi sovrannaturali. Infine preoccupata per i possibili risvolti ereticali del fenomeno  arrivò al riconoscimento  del carattere sacro delle visioni, all’autorizzazione dei riti religiosi e alla concessione della costruzione sul luogo di un  tempio. Ciò avvenne nel 1579 e fu soprattutto opera del vescovo Pierbenedetti di Martirano, sotto la cui giurisdizione si trovava Conflenti.

  Per quanto riguarda il nome Visora, la sua nascita potrebbe collegarsi alle apparizioni avvenute prima del sec. XVI cioè  prima ancora che si verificassero quelle  riconosciute dalla Chiesa.  Il termine di origine  è  il latino  visus –us (4^ decl.) di genere maschile,  che tra i suoi vari significati ha anche quelli di visione e di apparizione.  Ma  perché Visora  nell’uso plurale? Per spiegare la sua trasformazione da visus  a Visora  bisogna   fare riferimento agli  studi  di alcuni linguisti (particolarmente il Rohlfs)  che analizzano  la nascita  di diversi termini in  - ora, -ura, -ara presenti all’epoca  e in gran parte caduti in disuso in tempi posteriori. Alcuni  di essi si sono formati  direttamente dal neutro latino:  corpora (i corpi) o tempora (tempi).  Anche pecora ad esempio non è altro che il plurale di pecus, ridiventato poi singolare. In diverse regioni, compresa la Calabria, l’antica esistenza della desinenza –ora è testimoniata dal toponimo Càmpora. Altri termini invece hanno avuto questa trasformazione, pur essendo maschili, per analogia al neutro latino durante il periodo del latino volgare. Quest’espansione analogica data dal IV- V sec. e si diffonde un po’ dappertutto in Italia.  In  quei tempi troviamo ad esempio, in  Toscana:  pratora, logora, latora, boscora, nodora.  In Campania akora (aghi).  In Calabria compare soprattutto il plurale in – ura: ortura, nidura, nudura,  crivura.  Accanto ad essi  potrebbe essersi generato il termine Visora,  come plurale di visus. Il termine, essendo di uso poco comune   non ha poi subito alcuna  trasformazione. Da notare che tutti questi termini, maschili al singolare, diventano  femminili al plurale. In dialetto ad esempio abbiamo: u nudu, ‘e nudura; l’acu, l’acura; u nidu, e nidura.

 

Antonio Coltellaro

Bibliografia:

Faeta  F. - Questioni Italiane- Bollati-Boringhieri

Montoro C. –Sacre Memorie - La Modernissima 1981 (Riedizione).

Rohlfs G. – Grammatica storica della lingua e dei  suoi dialetti. Morfologia- Einaudi

 

L’articolo è stato pubblicato nel numero  di agosto 2006 de “Il Temesino” e in “Calabria Letteraria”.


 

[1] C. Montoro- Sacre Memorie- la Modernissima 1981

[2] Tra le une e le altre esistono molte differenze sia per l’aspetto, sia per il luogo d’apparizione, sia per il comportamento.

 


 

Pass Word

 

Si racconta che, tra Motta S. Lucia  e Conflenti,  un mottese avesse costruito un ponte  e avesse l’intenzione  di far pagare il passaggio  soltanto ai conflentesi; il suo procedimento  per capire la provenienza  era di  chiedere al viandante  dove volesse andare; se quello rispondeva : “ a la Motta” o “ a li Cujjienti” significava ch’era di Motta e passava gratis; se invece rispondeva “ a ra Motta “  o “ a ri Cujjienti” era chiaro ch’era di Conflenti e doveva pagare.

 

  ( da La lingua di Vittorio Butera  di Antonio Coltellaro)

Filastrocca paesana

 

  Canta, canta piecuraru

Ch’è benuta primavera

A ra faccia de jennaru

Chi faciu chira nivera.


 

Espressioni  cujjentare (o cujjintare)  ricordate da Beppe Cerra ( nato  a Nicastro e  di origine conflentese da parte della madre):

 

 

Ammazzare  ‘a fame  (mangiare qualcosa in attesa  del pasto. Sinonimo : spizzicare).

 

Conzare a tavola:  Apparecchiare.

 

Niesci tu , mussu cunnutu, ca trasu iu sarda  salata.

 

Indica il passaggio  da Carnevale a Quaresima.

 

Cunnire : condire.  Dal lat Condire

 

 Corajisima  : Quaresima . Dal lat. tardo  Quadragesima.

 

Fare ‘a menzalora  cchiù tunnizza.

Esagerare nelle cose. Pretendere di più  di quello che si può ottenere.

 

Criscimunnu : crescenza. Periodo dello sviluppo.

 

‘nu guagliune a ru criscimunnu : un ragazzo nel periodo dello sviluppo.

 

 


 

Marzo 2007

 


 

 

Proverbi di Marzo

 

Si  a marzu  ‘un marzija, ‘u massaru ‘un palija.

 

Marzu, marzicchiu,   ‘nu pocu chiove  e ‘nu pocu assulicchia.

 


 

Variazioni sul nome.

 

Il 19 marzo è  san  Giuseppe. Auguri a tutti i conflentesi che portano questo nome.

Una volta il nome era diffuso.  Oggi si sente in giro, ma molto meno rispetto al passato.

In dialetto il  nome ha diversi varianti.

Per gli uomini abbiamo: Giuseppe, Peppe, Peppinu, Pinu, Pinuzzu, Peppinuzzu, Pepparieddru, Peppinieddru.

 Per le donne: Giuseppina,  Peppina ( o Pippina), Pina, Pinuzza, Peppineddra ( o Pippineddra). Peppinuzza (o Pippinuzza).

 

 


 

‘Nimali

‘Na vota  mienzu  ‘a  via  c’eranu  tanti  ‘nimali: cani, gatti, puorci, ciucci, ‘ncuna crapa  e puru  vacche.   C’eranu   zancari ‘e tutti  i lati e,  cchiù de tuttu,  gaddrinazze.

All’umbrilijata,  tutti ‘i ‘nimali , suli suli, se ricoglienu  a re case o a ri catuoji.

Ppe’ fare trasire  ‘e gaddrine c’era ‘nu grubbu vicinu ‘a porta.  Trasienu e s’ammasunavanu  a ru gaddrinaru.

Ppe ri chiamare c’eranu tanti modi:

 A ru cane  se dicìa : tte ccà!  

A re gaddrine  : Curi, curi … .!

A ri puorci: pitari,  pitari…!

A ri ciucci: Arri! Arri!

Nimali

Ppe’ chiamare i cani se dice puru: cucci,cucci.

Ppe’ chiamare ‘e capre : viri, viri.

 

 


 

Epressioni paesane:

 

Cardare lane e scarminare pili : Occuparsi degli affari altrui.

Un te ‘ncarricare! : Non preoccuparti!

A ‘nn’accurenza : In caso di bisogno.

Te fazzu ‘nu pristignu!  Ti do una lezione.

‘Na lapristunata : Una mascalzonata.

Pigliare na cosa ‘e piettu : Decidere fermamente.

 

 


 

Storie di paese.

 

‘ngratitudine

 

 Ieri matina  a ‘na  casa de Pumetta

È morta  vecchia e sula   Maria ‘e Betta

A ru luttu ‘un c’era mancu ‘nu cristianu

Sulu  ‘u prievite ccu ru sacristanu.

Quattru parole ditte a ‘na volata

Nu paru d’ure e l’anu cruovicata.

E penzare ca quann’era guagliune

A chira casa  arrieti a ru cavune

Ogni sira vidie na prucessione

Quasi  foramu stati a ra stazione.

‘U miedicu,’u forgiaru, ‘u quadararu

venienu tutti a chillu focularu

e ra bon’anima senza distinzione

dunava a tutti amure ccu passione.

A gente jia, venia e prumentia

‘nu saccu ‘e cose ed illa ce cridia.

Ma  sulu mo ch’è morta s’è addunata

Quantu ‘a gente  è fauza e ‘nteressata.

 

 

                                                      Antonio Coltellaro

 


 

 

Variazioni sul nome.

 

Il due d’aprile  è San Francesco ( San ‘mpranciscu).

Quest’anno si celebra il quinto  centenario della morte del santo. A Paola  sono previsti grandi festeggiamenti. 

Ricordiamo che  la biografia  più dettagliata    del santo è stata  scritta da un conflentese:

Vita di San Francesco da Paola di  Padre  G.M. Roberti.

 

 

Francesco era ed è un nome piuttosto comune  a Conflenti, sia per gli uomini che per le donne.

Oltre a Franciscu (cs Frangiscu) e Francisca (cs Frangisca)  esistono, in dialetto, numerose varianti :

per gli uomini:  Francu,  Francarieddru. Ciccu, Cicciu, Cicciarieddru, Franciscuzzu (o Frangiscuzzu)

per le donne:   Frangischina (o Francischina), Cicchina, Ciccuzza, Franciscuzza ( o Frangiscuzza). Franca, Franchina.

 

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Cujjintari e  Mmuttisi

 

Mentre i muttisi

Su’ tant’aggisi,

I cujjintari

Su’ bbatulari.

                             Vittorio Butera

 

 


 

Aprile 2007

  


Pasqua e dintorni.

 ( Hanno collaborato, nel fornire notizie, Gildo Rubino, Raffaelina Caruso e Pino Cerra)

 

‘a duminica de ’e parme

Proverbio:

Parma chiuvusa, gregna gravusa

 Se  piove il giorno delle palme, il raccolto delle messi è abbondante.

 

 Si andava  in chiesa con enormi rami d’ulivo per farli benedire. I rami erano addobbati con fiori (viole)  e dolci (soprattutto caramelle). Qualcuno metteva anche  taralli e nastri colorati.

 

  A ra ghiesa se facia ‘u summurcu  (Santo  Sepolcro)

 

Durante gli ultimi giorni  della settimana santa (da giovedì a sabato mattina),  periodo che a Conflenti veniva chiamato: ‘e quarant’ure , le campane restavano mute  e per annunziare  le funzioni religiose  si passava nelle vie  agitando  ‘a  truoccula  (strumento in legno con   quattro cerchi di ferro nell’interno che  produce  un suono crepitante. In italiano: crepitacolo o battola)

 

  Nello stesso periodo si usava ‘a  griddrera  o sonatocca.  In italiano: raganella (strumento di legno  formato da un parallelepipedo fornito di una linguetta elastica e girevole attorno a un manico terminante in una rotella  dentata che, facendo saltellare la linguetta, produce un suono crepitante  (Gabrielli- Dizionario  della lingua italiana- Signorelli.).

 

 A Conflenti  si usava  come materiale la canna e, per  fare la ruota  dentata,  “’na rocchetta”.  Di solito questi strumenti li facevano i falegnami, ma molti ragazzi erano abili a costruirseli da soli.

 

Scalasciu

Quando le campane annunciavano la resurrezione di Cristo, si faceva un gran fracasso picchiando   con le mani o  con bastoni contro imposte di porte e finestre e sui mobili. Veniva gridata e ripetuta la frase : surici a mare, surici a mare.

 

I dolci pasquali tipici erano : ‘e cuzzupe e i fraguni.

Le  cuzzupe sono dei  pani dolci lunghi o a corona, recanti nel mezzo un uovo.

L’uovo,  che si inserisce nella pasta  del pane, deve essere già sodo.

Il dolce poteva essere mangiato  solo dopo che le campane  suonavano “ a grolia”.

 

‘u fragune   viene fatto con pasta  normale (senza uova) e messo nel forno  dopo aver inserito: ricotta, tuma e petrusinu.

 

I piatti pasquali variavano secondo le possibilità delle famiglie :  “pasta china, maccarruni, tagliarini, crapiettu,  agnieddru ecc” . Un piatto molto comune  e tradizionale  era  ‘a frittata ccu sazizza.

  

 

Buona Pasqua !

 


 

Nomi del mese

 

 ‘nzermu : Anselmo

 A Conflenti  erano in pochi a portare questo nome.

 

Caterina

Nome molto comune. Generalmente per questo nome non venivano usati i diminutivi.

Quasi inesistente a Conflenti il diminutivo Rina  in  uso altri paesi.

Per  distinguere le varie Caterina   si  usavano i soprannomi e, tra le tante,  a Conflenti c’erano:

 

Caterina  ‘a mulinara.

Caterina   ‘a  jazzarota.

Caterina  ‘a  peddricchia.

Caterina   chiviririddra.

 

 


 Filastrocche paesane

 

Madonna mia de ‘u ritu

Mannamilu nu bbuonu maritu

Mannamilu  jancu e russu

Jancu russu e culuritu.

 

 

 Cariola scinne e  bbola

 Cate dugnu  pane ed ova

 

 

 Vocaboli ed espressioni

 

Ciutijare (cs ciotijare) = scherzare, prendere in giro.

 

Piddrizzune (cs Peddrizzune) :straccione

 

Cuoriu: cuoio, pelle.

 

A mie ‘un m’è nente: con me non ha legami di parentela.

 

ncunu juornu de chissi : uno di questi giorni

 

amminazzare  :minacciare.


 

Maggio  2007

maju (dal  latino majus)


Proverbi del mese :

Maju friscu  e vagnatu, giuva a ra vigna  e a ru pratu.

Quannu maju è uortulanu, assai paglia e pocu granu.

 

Mise d’’e rose e d’’i  ciucci (gli asini vanno in calore).

‘na vota, a maju,  s’accatavanu ‘e lattuche a l’uortu ‘e Stiddri.


 Santi del mese:

Santu Nicola  (250 ca-326 ca)

San Pasquale

Santa Rita

 

 San Nicola è il santo patrono di Conflenti  Superiore.  La sua festa  si celebra generalmente  il 6 dicembre (giorno della morte del santo), ma a  Conflenti,  così come a Bari,  ricorre in maggio per ricordare  il trafugamento  delle spoglie, avvenuto in Asia Minore,  il 9 maggio  1087 da parte di marinai baresi.

La chiesa di S. Nicola è la più antica  del luogo e ad essa fa riferimento il  più antico documento del paese  (XV secolo). Oggi  è diroccata; il campanile  e i  soffitti sono sfondati;  pioggia e vento vi  entrano liberamente  da ogni lato  provocando danni sempre maggiori. L’incuria  degli uomini ha causato più danni di quanti ne hanno prodotto  i terremoti nei secoli  precedenti.

La statua del santo si trova attualmente  a ra Madonna ‘u ritu  e viene portata  in processione la seconda domenica del mese.

Il giorno  della festa  ccu  re cavarizze viene fatto il sorteggio di quadri e statuine.

I dolci tipici di questo periodo sono  i cuddruriaddri e i suspiri.

La  festa di San Nicola  è la più importante di Conflenti Superiore.

L’urtima simana prima d’a festa  venia ‘nu monacu  ppe’ cumpessare  e predicare.   

‘a  duminica  c’era ra fera, chi se facìa  ‘u putighinu appenninu. C’eranu bancareddre ccu juochi, panname,  grispeddrre  e mastazzola.

A ri guagliuni se facìa  ‘a fera.

Dopu menzijuornu  se facianu i juochi: ‘e pignate, ‘u palu ( d’a cuccagna) e  ‘u pallone (tra i più bravi a farlo:  Lissandru Paula, Ardu Rasu, Corradu Porchia)


Variazioni sul nome.

 Il nome Nicola, in varie forme,  era diffusissimo  a Conflenti .

Per gli uomini:

 Nicolinu, Colinu,  Cola, Linu.

 

 Per le donne :

Nicoletta,  Nicolina, Lina.

 

Per distinguere i vari Nicola, Nicolina, Lina si usavano soprannomi, patronimici  e matronimici.

Così, ad esempio, avevamo:

Nicola ‘a specchia.

Nicola ‘e Palinu.

Nicola ‘e Polina.

Nicola ‘u conamu.

Nicolina ‘a ‘mparinata.

Nicola ‘e Peppe.

Nicolinu  ‘u  purzianu.

Nicola ‘e Maria  ‘e dompilice.

Nicola ‘u nivaru.

Nicola ‘u talianu.

 

Nicola Butera  è stato sindaco di Conflenti  verso la fine degli anni quaranta a capo di un’amministrazione di sinistra.

 

A Conflenti  con il nome  di Santu Nicola si indica anche:

*la coccinella.

*la  zona intorno alla chiesa e gli orti circostanti.

 

 Anche Pasquale  è un nome diffusissimo nel paese e, particolarmente, nelle campagne circostanti..

 

Tra le sue variazioni :

Per gli uomini: Pasqualinu, Linu

Per le donne : Pasqualina, Lina.

 

Auguri al  prof. Pasquale Paola  che  ha diretto per oltre cinquant’anni  il Centro di Cultura Popolare.

Il  “centro”, come comunemente veniva chiamato dalla gente,  ha avuto il merito, con l’istituzione  di corsi popolari  per gli adulti, di ridurre  di molto l’analfabetismo nelle nostre zone.  E’ stato anche per lungo tempo, sia per  la presenza  di una ricca biblioteca  sia per lo svolgimento di attività culturali,  un punto di riferimento importante  per gli intellettuali del luogo. Inoltre con la distribuzione, subito  dopo la Seconda  Guerra Mondiale e per diversi anni,  di prodotti alimentari (formaggio, olio, latte in polvere) e  capi di abbigliamento in ottimo stato,  ha contribuito moltissimo ad alleviare le difficoltà  dei conflentesi. 

 E’ stato  anche un punto d’incontro per i giovani del paese  che hanno, grazie al suo aiuto,  avviato  varie attività. Tra esse: la formazione  del gruppo sportivo  di Tennis da tavolo  “  Grandangolare”  che ha ottenuto e continua ad ottenere buoni risultati in campo nazionale;  la creazione  di un giornale locale : “ Grandangolare”;  l’istituzione di una delle prime radio private.

La sua storia è legata  a quella  del paese degli ultimi  sessant’anni.

Rita, nel paese,   è un nome poco diffuso.


Vocaboli ed espressioni:

 

Cavarizze: bussolotti  cilindrici, cavi  nell’interno, in cui venivano inseriti  foglietti con i nomi dei partecipanti all’estrazione.

Cuddrura : focaccia  di forma circolare.

Cuddrurieddru: dolce tipico conflentese di forma  circolare, ricoperto di glassa

(naspru).

Suspiri: dolci di pan di  spagna, di forma cilindrica con crema e glassa.

Fera: mercato.  Regalo.

Madonna ‘u ritu:Madonna di Loreto

Putighinu: tabacchino


Giugno  (Giugnu)


 

 

( Con la collaborazione  dei conflentesi  Rosetta Aurora, abitante a Settimo Torinese  e Gildo Rubino, residente ad Arenzano (GE) )

Proverbio:  A giugnu mutate tunnu.   A giugno cambia tutti gli indumenti (vestiti e biancheria intima). Cioè: metti indumenti più leggeri.

‘u sangiuanni (ci: sanciuanni):  comparaggio.

A   Conflenti  oltre che con il battesimo, la cresima  ecc.  il comparaggio avveniva con lo scambio  di mazzetti di lavanda (spicanarda) nel giorno di San Giovanni.

Lo stesso scambio si svolge   anche in altri paesi ed è una tradizione che risale ai tempi pagani.

Processione del Corpus domini.

 Nel giorno del Corpus Domini  si preparano lungo il paese gli altarini ( atarini o ataretti).Una volta  se  ne preparava uno in ogni via. Oggi, per mancanza di gente,  il numero è  limitato alle strade principali. Il prete, seguito  dai fedeli, attraversa tutto il paese, fermandosi davanti ad ognuno di essi.. Balconi e finestre,  per l’occasione, sono addobbati  con le migliori coperte damascate e le vie  riempite di fiori, soprattutto  di petali di rose e papaveri (paparine).

Una volta, durante il corteo, venivano fatte scoppiare ‘e bumme (petardi  simili alle castagnole).   Quest’ultime  negli anni cinquanta  del secolo scorso,  venivano preparate e vendute da Peppinu ‘e cerza.

 

  Variazioni sul nome.

Antonio

Maschile :‘ntoni, Tonino, ‘ntonuzzu

Femminile: ‘ntonetta. ‘ntonuzza.

Giovanni

Maschile: Giuanni ( ci.  ‘nciuanni). Giuannino (‘nciuannino)

Femminile :  Giuanna, Giuannina (ci: ‘nciuanna,’nciuannina).

Pietro

Maschile: Pietru, Pierinu, Pieru

Femminile: Pierina

Mastru Pietru  (o Pietru e’ Rosa)  era  ‘nu  custulieri (sarto) molto apprezzato a Conflenti. Cuciva quasi esclusivamente per donne.

Paolo

Maschile: Paulu, Palinu, Polinu

Femminile: Palina. Polina

 

Storie di paese.

‘Un d’è de prima! (non  è del primo getto!)

 ‘na vota  i campagnuoli ppe jire  a ra missa scinnianu a ru paise ‘a matina priestu. Chiddri chi venienu de Serra d’Acinu, d’Annetta  o de Valentune passavanu d’u jume  d’e cavineddre. Prima ‘e trasire  a ru chianiettu se cangiavanu  ‘e  scarpe e se mintienu a giacca.

     A  chiri tiempi, a ru paise ‘un c’eranu  cessi  intra ‘e case  e se divacavanu  i rinali mienzu a via. Era  ‘nna cosa chi se facia ‘mpressa ‘mpressa:  ‘u tiempu de  raperire  ‘a finestra, de jettare  e de trasire (vaju, jiettu e tuornu).

 Ggeniu  chi venia  de Serra d’Acinu, cangiate ‘e scarpe e misa ‘ a giacca nova, trase a ru paise. “Finarmente –dice- ‘und‘aju  ‘e guardare duve mientu ‘i piedi”. Avia ragiune, pecchì ‘a via ch’avia fattu, ‘a sagliuta  d’u jume,  era china de zancari, ma s’era  scordatu ‘e se guardare ‘a capu. ’mpatti mentre cuntientu facia stu penzieru  l’arriva ‘ncuondru (addosso)  ‘na botta d’acqua puzzolenta.

‘u tiempu   de azare l’uocchi e de vidire  ‘na fimmina chi dice:

Scusate, ma ‘un bbe preoccupati,  tantu ‘un d’è de prima!


Luglio (lugliu)


 

‘u 2 de luglio è festa granne ppe’ ru paise. E’ ra madonna d’a Cerzuddra .

 

 Si celebra la festa alla Querciuola, luogo dell’apparizione della Madonna.

 

Santi del mese: Lisabbetta- Benedittu-  Ricu- Camiddru- Federicu- Vricita- Cristina- Anna.


Professioni e mestieri:

 

   ‘u varvieri: il barbiere

 

arnesi  del barbiere:

‘u pinnieddru ( il pennello)-  ‘u sapune – ‘a    pompetta ‘e l’alculu – ‘u  piettine- ‘a scupetta-

i rasuli (rasoi)- ‘e fuarvici – ‘a spazzula – ‘u specchiu.

 

Tra  i barbieri del secolo scorso: ‘ntoni Pulitanu-  Pasqualino Rubinu-

L’attuale e unico barbiere a Conflenti è  Geniu Marotta.


Fravicature : muratore


 

 Filu a chiummu – ‘a cordeddra- ‘u livellu  ‘a squatra- ‘ a  manipula ( cazzuola)- ‘a manuozzula- ‘u  martieddru -‘a pala - ‘u scarpieddru- ‘ a carriola-‘u picu- ‘a grata- ‘u metru- ‘a rina (sabbia)- ‘a nnaita (il ponteggio)-  ‘u cimentu- a cauce- ‘u catu.

 Tra i  muratori di qualche tempo fa: Mastru Lillu- ‘i Gesari- Guerinu-


 Espressioni conflentesi:

  “ va’ curcate! “ : Smettila! Non dire sciocchezze! (lett. Vai a coricarti).

“ lassame jire! “ lasciame stare.

“ mu te vene ‘nu ‘zurtu !” Che ti venga un infarto!

 “ bella  robba!”  Si dice  di una persona che ha tentato o tenta di fregarci.

“ Curnutu e mazziatu” Cornuto e bastonato. Si dice di una persona fregata due volte.


 ‘u scalune

 

Quannu passu

Davanti a ru scalune

De chira turra vecchia

Sientu ‘u core

Chi mi se spezza!

 

Iddu  me parra

Iddu me cunta:

-Viju a nannata 

chi s’assulicchia,

‘nsinu a quannu

spacca  menzijuornu.

 

Viju chira

Gaddina russa

Chi zoppichija.

Viju tanti guagliuni

D’i cuntuorni.

Viju  cacciaturi

Pecurari

Vinnulieri

E …puru ‘ntellettuali.

 

Quanti cristiani

Me salutavanu,

se fermavano

m’accarizzavanu

ccu l’uocchi!

E mo?

Dduve su’ juti ?

 

I bbolisse bidiri

Ancora nna vota! 

 

                                   Giovanna  Cimino (conflentese di Serra d’Acino)


‘u scupazzu

 

Fattu

de fringi

limarrusi

e spinnacchiati.

 

Ccu nna sagola

Ligatu

A nna frasca

‘mprocciusa.

 

Arribbatu

A  nnu muru

Pare nente

‘nu scupazzu!

 

‘a fimmina

chi ‘u manija

e ru  ’mpila

a ru furnu

‘mpocatu

si nne frica

si se spinna

ancora

o si s’abritta.

 

E s’intra ‘nu catu

L’acqua ogne tantu

‘u difrisca

nnu’ dd’è

ppe’ pietà

ma pecchì

cce serve

ppe pulizzare

cinnera e vrasce

a preparare

‘u liettu

a ru pane

benedittu.

 

E benedittu

Sia ru pane

  

Chi spama

Vucche ‘ncamate

 

Biniddita sia

‘a fimmina

chi ‘mpurna

ru pane

chi spama

re vucche

 

ma cchiù

binidittu sia

tu,  povaru

scupazzu,

chi t’arrusti

citu, citu

senza fare

‘nu languru.

 

 

 Eugenio Cimino (Conflentese di Serra D’Acino.- già Questore di Bari)

 

Vocabolario:

Scupazzu: Spazzaforno

Frinci (o fringi): piccoli pezzi di stoffa. Resti di tessuti vari.

Limarrusi:  sporchi

Spinnacchiatu:  senza penne. In questo caso; consumato.

Sagula: sagola; cordella.

‘mprocciusa: nodosa.

Arribbatu: appoggiato

‘mpocatu: infuocato.

Abrittare: bruciare lentamente

Spamare: sfamare

‘ncamatu: affamato.

Citu, citu: silenziosamente.

Languru: Lamento.


Agosto (Agustu) 


Proverbio d’agosto:

 

Si vue  assai mustu , zappa ‘a vigna ‘u mise d’agustu.

Se vuoi molto  mosto, zappa la vigna nel mese d’agosto.

 

 La festa principale del mese è la festa  della Madonna della Quercia.

 Si celebra  l’ultima domenica del mese. Quest’anno cade il 26.

 

In dialetto viene designata come : “ ‘u juornu ‘a madonna

 Contemporaneamente  alla festa, da giovedì a domenica  si svolge una grande fiera  con bancarelle sparse lungo la via principale del paese.  Una volta era la festa “d’i miluni (anguria) e  de l’uva”. Nelle “cocherie” (osterie), sorte per l’occasione,  si preparava lo spezzatino.

 

‘a gente venia a pede d’i paisi vicini: Jazzeria,  Grimaldi, Ajiellu, Sambate, Dicollatura, Marturanu, Sammangu, Nucera  ecc.

 

Santi del mese: Affronziu, Lidia, Gatanu,  Chiara, Nucenza, Ruoccu, Marianu, Binnardu, Rosa, Lissandru,  Gustinu.

 

 In agosto, la seconda domenica del mese, si tiene  “ a ri Cujjienti suprani

la festa  degli emigranti.

 

La domenica precedente la festa  della Madonna  si fa una grande fiaccolata: dalla Querciuola sino a Conflenti.


 

‘A FHESTA  D’’A MADONNA D’I  CUJJIENTI

di Arturo Moraca  (di San Mango)

 

‘U vintisie d’agustu de chist’annu

a ri Cujjienti è ‘a fhesta d’’a Madonna

ed’ogne pellegrinu va mu adora

‘a Vergine Beata de Visora.

 

Cumu ‘na rinnineddha a primavera

‘e tornare a ru nidu campa e spera,

ccussì ‘stu mise tutti l’emigrati

tornanu a visitare i luachi amati

 

De ddhà, ‘ncerca de pane e de fhurtuna

sunu partuti tutti ad’unu ad’unu

ccu’ ‘na valigia vecchja de cartune

ligata ccu’ ‘nu lazzu o ‘nu curdune.

 

E dintra a chissa, ccu’ gelusia conzati,

tutti i ricuordi cari de ‘na vita

e ‘mmienzu a chiddhi nun potìa mancare

‘a Vergine d’’a Serra Campanara.

 

Ad’Iddha chine va ru munnu munnu

spessu cce parra ccu’ sugliuttu e abbunnu;

ad’Iddha se rivolgia, prega e spera

mu torna ancore, ‘e nuovu, primavera.

 

Ad’Iddha penza pue matina e sira;

ad’Iddha leva sempre ‘na preghiera.

‘A grazzia chi cce circa è sempre una

chiddha ‘e tornare, ‘nziemi a ra fhurtuna.

 

Cumu ‘nu lupu chi s’è alluntanatu

torna ppe’ istintu sempre a ra fhuresta,

chine ‘stu munnu munnu si nn’è jutu

torna ppe’ vutu ‘u juornu de la fhesta.

 

E’ chissu lu miraculu cchjù ranne

chi se ripeta sempre tutti l’anni.

Cumu ‘na jocca ccu’ ri pulicini

‘sta Mamma Ranne, i fhigli ‘i vo’ vicini.

 

‘U juornu de la fhesta, quanti gienti

passìanu ppe’ ra via ccu’ ri parienti!

Su’ tutti allegri, tutti su’ cuntienti,

…sunu tornati tutti a ri Cujjienti

 

 

:::::::::::::::::::::::::::::::::

 

 

Passatu ‘u santu, pue passata ‘a fhesta

e a ‘stu paise quasi nuddhu resta.

Ccu’ l’uacchj russi e ‘ncore ‘nu dulure

ognunu torna dduve cc’è ‘u lavuru.

 

 

Restanu quattru viecchj abbannunati,

‘e case chjuse e sulitaria ‘a strata.

Arriva viernu, ‘u friddu d’’a nivera

…ppe’ tanti ‘un torna cchjù la primavera


 

Settembre 2007

 


 

Proverbio di settembre

 

A settembre e frevaru notte e juornu sunu pari.

 “ Settembre andiamo. E’   tempo di migrare “

 

                                                   G. D’Annunzio –I pastori- 

 


 Finita l’ubriacatura  dell’estate  si ritorna  alle vecchie occupazioni.

 

I scolari  tornanu a ra scola. Ce vuolu quaderni, libri, pinne.

A zaneddra ‘un s’usa cchiù. Mo c’è ru zainu.

‘na vota c’eranu vanchi dduve  ‘un te potie mancu muoticare.  A ri vanchi c’eranu i calamari. C’era ‘nu pinninu chi se rumpia sempre. Eramu sempre luordi   e ‘nchiustru. I maestri ne davanu bacchettate  e nne facianu mintere ginucchiuni. C’eranu  scole  ppe’ tuttu ‘u paise. E quasi a tutte e campagne. Erano magazzini.

Ogni tantu nesciamu a “permessu”.

  

L’uva è cunchiuta (matura). E’ tiempu ‘e vinnimare.  Se coglie l’uva.  Uva janca ed uva niura. Uva fragola- uva corniceddra- uva marvasia- uva muscateddra -. Uva zibiddru.

Scippare (fare ‘a scippa): togliere l’erba.

‘nu rappu d’uva –‘nu cuocciu d’uva- A vite muscateddra  -  ‘e pampine : le foglie

saramientu: tralcio-   uva amara: acerba

 


Variazioni sul nome:

Maria, Marietta, Mariuzza.

A Conflenti è il nome più comune.


‘A vigna 

 

Pòvara vigna mia,

 Cumu te si’ rriddutta!

Zibbillu e mmarvasìa

Si’ spampinata tutta!

 

   E ddire ca ‘nu juornu,

Quannu campava ttata,

Eri de stu cuntuornu

‘A vigna cchiù ppriggiata

E mmo, povara vigna,

Te mancia rà gramigna.

  ‘Na vota ccu ri rappi chi nne dava

‘Nnu sulu saramientu,

Inchjemu ‘nu parmientu e ‘nn’avanzava.

Moni te guardu e ccianciu:

Llà ssupra si’ annigliata,

Ccà ssutta si’ bbrusciata.

   - E ra curpa è ra mia? -

Disse ra marvasìa

- O de vussugnurìa chi l’hai dunata

A ‘nn‘anima dannata ‘n culunìa,

Spraticu, vatularu, gabbamunnu,

Chi a r’alluongu ogned’annu nn‘ha pputata,

Chi s’è ‘ncrisciutu de zappare funnu

E ‘u nn‘ha ddatu nnè ssurfa nnè ssurfatu?

 

V. Butera

 


Ottobre 2007

 


 

Proverbio del mese:

Ottobre coce l’ova. Ottobre cuoce le uova. Ad ottobre può fare ancora caldo.

 

Variazioni sul nome:

Franciscu- Ciccu-Francu

Francischina o Frangischina

Girardu

Brunu

Rusariu- Rusarieddru-Rusariuzzu

Rusaria- Rusareddra- Rusarina

Serafinu- Serafina

Candidu-Candida

Dilina

Varistu

Fiorenzu

Simune

Ermelinda- Linda- Linduzza.

Quintinu- Quintina

 


 

Ad Ottobre  a ri Cujjienti è tiempu de castagne e de uogliu.

 

E meglie  castagne su’ tutte d’a banna ‘e ddrà ( al di là del fiume): a Ruggiari, a re Parmenteddre, supra ‘e Cavineddre, Valentune, Annetta…

A matina, i guagliuni  ccu ‘nu panaru jianu a cogliere castagne.

‘na vota, tanti avianu ‘e caseddre, duve pilavanu ‘e castagne.

‘e sire ‘e viernu, a ru  fuocularu se facianu ‘e ruseddre.

‘ntiempi  ‘e guerra ccu ra farina ‘e castagne se facia ’u pane.


A ri Cuujjienti ce su’ tante alive e l’uogliu è bbuonu.

 

Se portanu l’alive a ru trappitu duve vienu mungiute(o munciute)  ccu re molazze (macine).


Vocabolario  cujjentaru:

Quannu ‘i guagliuni  se ‘mbriganu, s’anu ‘e stagliare.

Quando i ragazzi litigano, bisogna dividerli.


Novembre  2007 ( ci : Nuvembre)


Juornu d’i muorti.

 

‘u juornu d’i muorti ‘a gente va a ru campusantu e porta juri a ra gente sue.

 

 Na vota a ru paise c’era sulu ‘nu campusantu e ‘un c’erano strade ppe’ re campagne e ri furisi avianu ‘e portare i tavuti a spaddre a ru campusantu.

‘u campusantu è fore d’u paise, versu l’Ardanu.

 

 Quannu moria ‘ncunu ‘e fimmine se mintienu vicinu ‘u muortu, se sciunnianu i capiddri e s’i tiravano, se rascavanu ‘a faccia e cominciavano a ciangere (ciancere) e a gridare. Pue sempre ciangiannu  e ccu ra fadiddra sciunnuta l’accumpagnavanu a ra ghiesa e a ru campusantu. Sinu all’anni sessanta se jia e se venia a pede  a ru campusantu, arrieti ‘u tavutu. Avanti ‘e fimmine, pue l’uomini. Quasi sempre c’era ‘a musica (banda musicale).

 Dopu a morte, i parienti eranu ‘e luttu.  Fimmine ‘e uomini s’avianu ‘e vestire ’e niuru  (armenu ppe’ n’annu). ‘E  fimmine tutte; l’uomini ccu na scoddra e nu maccaturu. ‘ncunu portavu puru na cammisa niura. L’uomini  ‘un se potienu fare a varva armenu ppe’ na simana.

Se facìanu ‘e visite a ra casa d’u muartu.

Davanti ‘a porta s’attaccava  nu pannu nieru.

 


Variazioni sul nome:

 

Carru

Ernestu

Oreste

Renatu

Arbertu- Bertu

Berta

Lisabetta- Lisa- Betta

Tumasi- Tumasinu

Corradu

Linardu

‘ndria


 

Gente d’u tiempu passatu.

Tumasi ‘e Betta era unu d’i megli custulieri d’i Cujjienti.

Bertu  ‘e  Tadora avia ‘na  locanna a ri Cujjienti suttani, sutta l’arcu.

Bertu Aleni era ‘u “collocatore”.

  

Sant’andria è ru santu d’i Cujjienti suttani.


Dicembre 2007


dicembre è mise  de  feste  paisane.

‘e  cchiù ‘mportanti su’ :

 ‘a MMaculata ‘a ri Cujjienti suttani;

Santa Lucia a ri Cujjienti suprani

‘u vinticinque è  Natale.

‘a ra ‘Mmaculata ‘na vota c’era ‘na confraternita.

A vigilia se fa ‘a focara.

Prima ‘e Natale a  ru paise scinnianu  ‘i zampugnari

 

 Vicinu ‘a  ghiesa, ‘na vota c’era ‘nu mulinu: ‘u mulinu ‘e Lorenzu ‘u minutu.

C’è puru ‘na via chi porta a ru jume, a ra Cona o  ‘a  ra  Cerzuddra.

Ppe’ passare c’è nu ponte ‘e lignu.  Quannu chiove e ru jume è ’ngrossatu  è difficile passare.

 

a Dicembre ‘e jornate su’ curte.

 

Proverbiu:

Dicembre te piglia e giugnu te torna

Significa che le ore di sole che Dicembre ti porta via, te le restituisce il mese di giugno.


Santi del mese:

 

Eliggiu

Nicola- Cola- Colinu- Nicolinu

 

‘Mmaculata

Lucia- Lucineddra

Lucianu

Dariu

Venanziu

Stefanu

Geniu

Dilina


 Filastrocche paesane

 

 Micu  se caca

Se piscia e se divaca

 

Vicienzu pocu te pienzu

Pocu te stimu

E si parri te minu


 

NATALE

Ricùordi de Natale addormisciuti

ve risbigliati ogn'annu, o affezionati!

vue siti sempre li buonivenuti

cà li vird'anni a mie vue ricordati;

dei suonni d'uoru mie' moni sprejuti,

dei fuorti amuri mie' moni orvicati

parràtime, o ricuordi risbigliati,

duci ricuordi mie', buonivenuti!

 

'Ntinnava lla campana: è natu, è natu!

gridavamu pue tutti, nun dormiti!

lu Rre d' 'u Cielu 'n terra èdi calatu,

o paisani, venìti, currìti!

ccu lla fòcara l'hamu quadijatu,

s' 'u viditi cch'è biellu, s' 'u viditi!

portatile la strina, 'u miegliu vutu,

o, s'un'avìti nente, 'nu salutu!

 

E lli gienti venìanu ad unu ad unu

alla gghìesa e 'ntinnava lla campana;

chi cce restava 'n casa sua ? nesciunu,

ccu' tutta la nivèra, 'a tramuntana;

cà la cchiù bella festa 'e quante sunu,

chi pòrtadi la pace e ll'arma sana,

è lu Natale de Gesù Bambinu

e trèmadi lu core a ognunu 'n sinu!

 

Linguijandu saglìanu li vampìli

'mbersu lu cielu e pàrc'avìanu l'ale,

e nue, assettàti supra li sedili

d' 'a gghiesa, avìamu 'n'aria patriarcale.

L'organu s'aperia: pèpoli-pili...

bella sonata ch'è lla pasturale!

la duce pasturale de Carmelu

facìa volare l'arme nostre 'n cielu!

 

E pped'ogni paìse, pp'ogni vallu

'n luntananza vidìe 'na focarella,

e ad ogni ammasunaru sentìe 'u gallu

fare: chichirichì! cchi festa bella!

Ogne mamma allu figliu: Va', vasàllu

-dicìa -cà sa dde zùccaru e cannella...

va', vasa allu Prisèbiu 'u Bambiniellu,

chi dorme ccu llu voi e llu ciucciariellu.

 

'Ntantu la vuce de duonnu Pasquale

accordava ccu cchilla de Carmelu:

(e Gèsaru votava llu Missale)

Tu scendi dalle stelle, o Re del Cielo...

Oje, Bambinu, ch'è llu tue Natale,

e vieni in una grotta al freddo, al gelo,

ricòrdate de mie, chi sugnu sulu

e, a 'n'àutru mundu, fazzu lu cucùlu.

 

****

Michele Pane  (Adami, Decollatura,CZ 1876 - Chicago 1953 )

 

Michele Pane  (Adami, Decollatura,CZ 1876 - Chicago 1953 )

 

 

   
 

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