Il nostro dialetto
a cura di Antonio Coltellaro
Chiunque può
collaborare a questa rubrica con suggerimenti, segnalando inesattezze,
inviando materiale vario concernente il dialetto (filastrocche, poesie,
racconti). Il tutto può essere inviato alla mia e-mail:
tnc@ciaoweb.it
oppure a quella del Centro Unla.
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Lassare all’urmu
Espressione che si usa
in un tipico gioco di carte meridionale chiamato in Calabria : “ Patrune e sutta “.
Il gioco, al quale
possono partecipare numerosi giocatori, inizia normalmente in maniera
tranquilla; poi, per una serie di provocazioni, può sfociare in
episodi violenti e qualche volta cruenti.
Si gioca praticamente
sul filo del rasoio e basta un nonnulla per risvegliare odi repressi
e rancori sopiti.
Lassare all’urmu
letteralmente significa : lasciare all’olmo. Nel gioco il significato
è: non far bere una o più persone.
L’origine della frase
probabilmente è da attribuire al fatto che nel gioco è presente una
persona (sutta) che pur disponendo della possibilità di far bere gli
altri non può decidere per se stesso. Praticamente qualcuno che pur
reggendo il bicchiere di vino non potrà berne così come l’albero
dell’olmo che nelle vigne è piantato accanto alle viti per
sostenerle; o ancora qualcuno che resta a secco come lo stesso
albero quando nel periodo della vendemmia viene tutto portato via.
N’urra ‘e pane.
Significa un po’ di pane,
ma più precisamente una parte di un’estremità in cui c’è anche la
crosta.
Urra
dal latino. orula diminutivo .di ora (bocca)
corrisponde all’italiano orlo ed indica qualunque estremità: l’urra
d’u liettu, de ‘na scarpa ecc.
Ugna
Unghia.
Ugna ‘ncarnata
Piccolissima parte di
qualcosa. N’ugna ‘e pane
Un po’:
fermate n’ugna.
Per dire un po’ a
Conflenti esiste anche l’espressione: ‘nu titi.
Turdune
Nella
realtà è una castagna che non è perfettamente indurita dal fumo.
In senso figurato si usa
per una persona che ha difficoltà a capire le cose.
Chissu è propriu ‘nu
turdune.
Scioglilingua conflentese
Jiennu a ru jume cogliennu
cuttune
Jiennu e veniennu
cuttune cogliennnu.
A Conflenti Inferiore
invece di cogliennu si dice cugliennu.
Untare
1). Untare, ungere:
untare ‘u pane intr’u piattu.
2). Ungere: nel
significato di adulare una persona o fargli dei regali per ottenerne
dei favori.
3). Stuzzicare una persona
per farla innervosire.
Untu sm
Sostanza liquida o solida
che unge. Salsa, condimento. ‘na macchia d’untu.
Cugliunijare o cugliuniare:
Prendere in giro: Tu me
cugliuniji.
Si dice anche per
indicare una persona che ha un valore uguale o maggiore rispetto ad
un altro: Francu è forte, ma Michele ‘un cugliunija (non scherza).
Poveri o ricchi ?
In dialetto esiste un modo
semplice per capire se i nostri antenati appartenevano ad una famiglia
povera o ricca (ceto medio-alto).
Chi apparteneva al
popolino aveva sempre un soprannome; chi era ricco era sempre
identificato con il don (o duonnu)..
Nel popolo ci si
sbizzarriva nel dare vari appellativi che potevano riguardare un
difetto, un modo di fare, un mestiere ecc. Ad es. : u ciuncu, ‘u
pileru, pezzavecchia, cacavajana, pisciame a ‘n’uocchiu, surice all’uogliu,
i citari…
Il ricco poteva essere
ciuncu, cuoscinutu, ciuotu ma tutto veniva coperto dal don.
Era solo e semplicemente
don: Don Michele, don Giovanni ecc.
Cuoscinu:
gobba.
Surice:
Sorcio. Topo.
Prov. Quannu ‘u gattu ‘un
c’è, ‘i surici abbaddranu.
Sciadare , ‘mpadare
Verbi usati soprattutto
dalle “pacchiane “
Sciadare: è
l’operazione che compiono le “pacchiane” quando sciolgono l’ampia
gonna o “fadiglia” che, normalmente, portano sul di dietro a forma
di coda.
‘mpadare:
infaldare cioè piegare a falde la gonna.
La gonna si porta
sciadata, sfaldata, discinta, in chiesa e durante le processioni
religiose, in segno di devozione e d’umiltà, e in occasione del lutto
di un familiare;
in quest’ultimo caso la
“pacchiana “ porta sciolti sulle spalle anche i capelli, che,
normalmente, sono raccolti a crocchia sulla nuca.
Pettinissa s.f.
Pettine s.m. Arnese di osso o di tartaruga
o d’altra materia, fornito di quattro o cinque denti abbastanza lunghi
che le donne infilavano nei capelli per ornamento o per fermare le
trecce.
Tuppu s.m. :
Crocchia s.f. Il nodo che le donne
fanno ai capelli fermandoli sulla nuca.
Pacchiana:
Donna in costume
tradizionale.
Il costume comprendeva
diversi capi di abbigliamento :
‘u mannile (copricapo
che arrivava sino alle spalle). In genere di colore scuro.
‘a cammisa
( lunga sottana che arrivava sino ai talloni- in generale di lino
bianco).
‘a camicetta.
‘u pannu :
tessuto che si avvolgeva da sopra la vita in giù. In
genere: rosso per le donne sposate, marrone per le nubili (non sempre
questa regola veniva osservata)- Le vedove portavano il panno nero.
‘u cursè :
corsetto con stecche di legno.( Nei paesi
vicini veniva chiamato Jippune o bustinu).
‘a
fadiglia: ampia gonna sempre scura (blu,
marrone scuro, nero).
‘u fadale :
grembiule. (nei paesi vicini veniva chiamato:
mantesinu).
Sciallu:
scialle. Di tessuto diverso secondo la
stagione.
Maccaturu:
Ampio fazzoletto che serviva per coprire il capo o le spalle.
Quazietti:
calze
A Conflenti, tranne forse
in qualche sperduta frazione di campagna, nessuna donna porta questo
tipo di abbigliamento.
Solo nei paesi vicini è
possibile rintracciarne qualcuna. In particolare a Nocera Terinese.
Spingulune
accr. di spingula: spillone ( generalmente di acciaio o di ottone),
appuntato dalla parte inferiore e fornito di un capo dalla parte
superiore, che serve per fissare vesti e simili.
A Conflenti serviva per
fermare il “ mannile”.
Succanna :
collana.
Brillocchi:
spille d’oro.
Ciancianieddri:
orecchini lunghi portati dalle pacchiane.
(Se) Annacare:
dondolarsi. Si dice di qualcuno (particolarmente della donna) quando nel
camminare riproduce il movimento della “naca “ (culla). Sculettare.
Ondeggiare.
Ferrettu o Ferrettinu
(Confl. inf firrittinu) s.m.
Forcina .per capelli s.f. Molletta.
In altri paesi si usava
il termine: furcina..
‘A curuna:
Corona
Pezzo di stoffa a forma di corona che
le donne mettevano in testa per portare dei pesi.Ci voleva una certa
abilità per farla.
‘A pacchiana vascia l’uocchi
e bbà diritta.
La pacchiana abbassa gli
occhi e va dritta (fa la sua strada).
Proverbio
-
Novembre ‘nchiatratu, addiu simminatu.
Se a novembre gela, ciò
ch'è stato seminato è perso
Regola di pronuncia
La
lettera f, sia all’inizio di parola sia al suo interno, si legge come h
aspirata.
Facile, furnu, cafune, scifu,fienu.
Se è
doppia si legge come la f italiana.
Baffu,
affusu, ruffianu, affidare, Va’ ffa’…
Rugagnu (dal
gr. Orgànion , attrezzo, strumento)
Vaso di terracotta e,
in genere, qualsiasi recipiente di modesta grandezza, compreso il vaso
da notte.
Pignata
: pignatta
Nella cucina delle vecchie
case c’erano pignatte di varie fogge e diverse dimensioni che
servivano per cuocere ceci, fave, piselli, cicerchie e fagioli.
Pignatieddru:
dim. di pignata.
Cicercula
s.f.(dal lat. Cicercula). Cicerchia.
Ciciaru s.m
(dal lat. Cicer-eris): Cece
Suraca s.f.: (dal
lat. Faba Syriaca, fava della Siria) Fagiolo s.m.
Tipi di surache:
cocciata- scrittijata
‘A pignata
‘ A pignata è ‘nu rugagnu
Dduve
èd’usu mu tinimu
Carne frisca sempre a
bagnu
Brodu buonu mu facimu.
Tutti dicenu ca ‘un c’è
Mmeglia tazza ‘e consommé
( Poesia inedita di
Vittorio Butera)
I conflentesi raccontano:
Caterina ‘a mulinara
(nata il 1905):
“ Me sugnu maritata
ch’era bbecchia. Avia vintisett’anni. ‘U quatraru l’avia de tantu
tiempu, ma mamma ‘un bolia ca me maritu pecchì dicia ca prima avia d’avire
a dota. E ‘sta dota ‘und’arrivava mai. Apettàvamu sempre aguannu chi
vene. E mancavanu sempre diciannove sordi ppe’ nna lira.
A ra fine me sugnu
stancata: minne sugnu fuiuta. Ccu maritumma simu juti a dormire a ‘na
caseddra senza ciaramili. ‘U primu juornu avimu manciatu due patate
arrustute. ‘Un aviamu brocche e l’avimu manciate ccu dui scuorpi. Pue
nu puocu ‘e juorni dopu simu juti a ra casa ‘e donnama. C’era’na
cammera sula dduve dormiamu tutti: donnama, patriumma, i figli (cinque),
iu e maritumma. Supra dui pagliuni ‘e pampine ‘e nnianu. Ce simu stati
cinque anni finu a quannu simu juti cumu gelunari a ‘nna robba ‘e don
Micu. C’era ‘na casa. Finarmente potia dire ch’era patruna a ra casa
mia, ma faciamu ancora ‘a fame.”
(
da Novecento Conflentese di A. Coltellaro)
Singa: s.f.
(per met. dal lat. signum). Linea- Riga .Segno s.m..
“ ‘A singa”
era un gioco praticato dai bambini e dalle persone adulte.
Si tracciava una linea
per terra e i giocatori (non c’era un limite) si disponevano ad una
certa distanza (tra i 5-10 metri). Da questa si lanciava una moneta
cercando di avvicinarsi il più possibile alla linea.
Ammucciateddra:
Ammucciateddra era un gioco praticato dai
bambini. Nascondino.
Ammucciare :
nascondere
Ammucciaturu:
nascondiglio.
All’ammucciuni:
di nascosto
Proverbio:
Ammuccia,
ammuccia, ca pue pare
Prima
o poi le cose si vengono a sapere.
‘u tirri
( voce onom. tipica di Conflenti. Negli altri
paesi veniva chiamato. Strummulu o strumbulu).
Era una trottola di legno
compatto a forma conica, con una punta metallica alla base o un grosso
chiodo, infisso nel legno, che lo attraversava dal vertice alla base.
Nella superficie laterale potevano esserci delle scanalature che
servivano per avvolgere una cordicella (‘u lazzu). Il capo di quest’ultima
veniva tenuto tra il pollice e l’indice. Si dava uno strappo secco e
si lanciava “ ‘u tirri” cercando di dargli una forte spinta rotatoria.
Questo cominciava a girare facendo perno sulla punta. La velocità e la
durata della roteazione dipendeva dall’abilità del giocatore, dalla
fattura del “ tirri” ed anche dalla lunghezza della cordicella.
Una variante del gioco era
di lanciare “u tirri” su quello di un altro (mentre girava) e tentare
di spaccarlo o ancora di farlo girare sul palmo della mano dopo averlo
sollevato da terra senza farlo fermare e farlo ricadere su quello di un
compagno di gioco.
Parire ‘nu tirri.
Si dice di una persona che si muove
velocemente.
Poesia
'Nu tirri
tirrijava
E ssulu s'avantava:
-Supra 'nu pede
abballu
Cchiù mmiegliu
de 'nu gallu
E ggiru e ggiru
e bbaju
De ccà e dde llà
e nnun caju.
- 'Un te paparijare!
Le
dìssedi 'nu lazzu.
- 'Un tantu t'avantare!
-
Le dìssedi 'nu
vrazzu.
- Tu giri cà
girare
Nu' autri te
facimu.
Penza ca si
vulimu,
Finisci
d'abballare! -
Vittorio Butera
‘e stacce”
era un gioco uguale a
quello delle bocce. La differenza era che si giocava con delle pietre
piatte e levigate.
“ mazza e ziparu”
era un gioco che si
svolgeva in varie fasi con due bastoni: uno più grande detto “ mazza”
(dalla lunghezza di circa tre palmi) ed uno più piccolo detto “ziparu”
(di un palmo circa) appuntato ai lati per facilitare il suo
sollevamento con la “mazza”. Si giocava generalmente in due e il primo
giocatore doveva dare un colpo con la “mazza”e mandare il più
lontano possibile “ ‘u ziparu”.
‘i cuti
Era
un gioco praticato quasi esclusivamente dalle ragazze. Si giocava con
cinque sassolini. L’abilità consisteva nel lanciare in aria i sassolini
che si tenevano in mano e prendere velocemente quelli a lato.
‘a cute:
pietra levigata.
(dal lat. Cos- cotis)
Casalini
o Jusitani?
Casalini e jusitani sono
i nomi che vengono dati rispettivamente agli abitanti di Conflenti
Superiore e Conflenti Inferiore. Il primo perché Conflenti Superiore
viene anche chiamato Casale, il secondo perché Conflenti Inferiore si
trova in una posizione più bassa rispetto all’altro borgo (da jusu
giù dal lat. Mediev. Jusum).
I due borghi che,
anticamente, avevano amministrazioni autonome, si distinguevano anche
per dialetti diversi.
Le principali differenze
riguardano le vocali -e e .o. In effetti mentre a
Conflenti Superiore queste vocali, dal passaggio dal latino al
dialetto, non hanno, generalmente, subito trasformazioni, a Conflenti
Inferiore la maggior parte si sono trasformate in -i e -u.
Per esempio a Conflenti
Superiore (e nelle frazioni vicine) abbiamo :
assettare, abbiverare,
accettare, affezzionatu, annegliatu, cammera, differente, levare,
scrofa, sonnata, bocale, volire ecc.
A
Conflenti Inferiore:
assittare, abbivirare,
accittare, affizzionatu, annigliatu, cammira, diffirente, livare,
scrufa, sunnata, bucale, vulire ecc.
La doppia l latina
(pullula, illu(m) si è trasformata in -ddr (un suono tra la d e la z)
a Conflenti Inferiore (Puddrula, iddru), mentre è piuttosto –dd a
Conflenti Superiore ( Gaddina, iddu )
Inoltre a Conflenti
Superiore abbiamo il suono –ng (come in italiano): Mangiare,
arrangiare, pungire.
A Conflenti Inferiore
abbiamo il suono -nc: manciare , arranciare, puncire
In generale la pronuncia
delle parole tende ad essere più stretta a Conflenti Inferiore.
Filastrocche:
Cumpari Pasquale, domani
te ‘mmitu
Tu porta ‘a carne, ch’iu
puortu ‘u spitu
Tu porta ‘u pane, ca ’u
miu è lamatu (o mucatu)
Tu porta ‘u vinu ca ‘u miu
è acitu.
Chiove, chiove, chiove
E ru gattu frije l’ova
E ru surice se marita
Ccu ‘na cuoppula de sita
Quattru puntuni
(quattro cantoni).
Gioco di ragazzi. Si
giocava in cinque. Quattro ragazzi agli angoli ed uno al centro.
Quando quello che stava al
centro si dirigeva verso un angolo, gli altri dovevano abbandonare la
loro postazione e spostarsi velocemente verso l’angolo più vicino. Chi
non ci riusciva, perché lo trovava occupato, andava a sistemarsi al
centro. Il gioco poi riprendeva e si continuava così per tutto il
tempo che si voleva.
Puntune:
angolo, canto.
‘a famiglia cujjentara
(o cujjintara):
‘u patre, ‘a mamma, ‘u
figliu, ‘a figlia, ‘a zia, ‘u ziu,’u frate, a suoru (sorella), ‘a
nanna,’u nannu, ‘u catanannu (bisavolo), ‘u jennaru (genero), ‘a nora
(nuora),
‘u quatraru (il ragazzo
o il fidanzato), ‘a quatrara, ‘u guagliune, ‘ a guagliuna, cattivu-a
(vedovo-a ), schetta (nubile), ‘u canatu (cognato), ‘a canata, ‘u cuginu,
‘a cugina; ‘u nipute, ‘a nipute, ‘u patriu (il suocero);’a donna (la
suocera), zitu- a ( A Conflenti si usa per persone prossime alle
nozze o per sposi novelli.).
Purmisa (ragazza promessa
in matrimonio).
‘A purmisa (la promessa di
matrimonio).
schetta
( nubile), (dal gr. scheptomai-guardare, considerare)
; quindi schetta (scheptea) è una ragazza che si può guardare.
’a donna (la
suocera) dal lat.domina (padrona).
cattivu-a (vedovo-a
-dal lat. captivus, prigioniero).
Proverbio:
‘u poveru e ru malatu su’ nesciuti d’a parentela.
Nuvembre
……………………………
È nuvembre e ru vientu
‘e pampine de l’arvuli
spirnuzza a ccientu a
ccientu
…………………………..
(da Nuvembre di V. Butera)
Nuvembre (Confl.Sup.:
Novembre)
Spirnuzza (Conf. Sup.
Spernuzza): sparge, disperde, dissemina.
Pampine: foglie
Mestieri e
professioni conflentesi:
Ammola fuorvici ::arrotino.
Avvucatu o abbucatu : avvocato
Cacciature :
cacciatore. Campusantaru :custode del
cimitero.
Cantinieri :
proprietario di una “cantina” (mescita di vino).
Capiddraru: venditore
ambulante che, in cambio dei capelli che le donne gli portavano,
offriva oggetti vari (nastrini, pettini ecc)-
Carrittiere : carrettiere. Carvunaru :
Carbonaio. Chianchieri :macellaio. Cistaru : cestaio.
Ciucciaru : padrone di uno o più asini. Craparu :guardiano di
capre.
Custuliere :sarto.
Custulera : sarta.
Forgiaru (CI:
furgiaru): fabbro. Fravicature :
muratore. Furnaru :fornaio.
Grastature :
castratore. Grispeddraru : venditore di
grispelle. Gelunaru (CI gilunaru): mezzadro, colono.
Janchijature
: imbianchino.
Lanniaru :
stagnaio. Lavannara : lavandaia.
Maestru :
Maestro. Magistratu: magistrato. Mandrianu:
mandriano. Massaru : massaro. Mastrud’ascia: falegname.
Miedicu: medico. Mulattiere : mulattiere. Mulinaru:
mugnaio
Notaru (CI:
nutaru):
notaio
‘nchiaccacani :accalappiacani).
‘ngegnieri (CI: ‘ncignieri). Ingegnere.
Pecuraru :
pecoraio. Pezzavecchiaru :venditore di
indumenti usati. Pignataru : vasaio. Pirìtu: Perito.
Pisciaru: pescivendolo. Postieri : postino. Prievite:
Prete. Putigaru: negoziante.
Quadararu:stagnaio.
Riluogiaru o
riuogiaru : orologiaio
Sacristanu :sacrestano.
Sazizzaru: Salumiere. Scarparu (calzolaio). Secretariu:
segretario. Spazzinu: netturbino. Spezziale (CI
spizziale): farmacista.
Trapittaru:
Persona che lavora nel frantoio.
Uortulanu :
Ortolano.
Vaccaru :vaccaro.
Varrilaru :barilaio. Varvieri: barbiere. Vitirinariu (CS
veterinariu): veterinario.
Zappature:
zappatore
Pped’anni ed anni, ‘e
quannu sugnu natu
Tutti i parienti mie se
scirvillaru
Pped’ajjare a ‘stu povaru
quatraru
‘Nu ‘mpiegu lucrativu ed
unuratu.
Tata dicia: -facìmulu
avvucatu.-
Mamma: -gnornò- facimulu
nutaru.
Miegliu miedicu-No,
vitirinaru.
Prievite- Spizziale –Magistratu.-
Penza e rripenza, tantu
cce pinzaru
Ch’allurtimu me ficeru
‘ncignieri
E bba vide de mie cchi ss’aspittaru.
Si m’avèranu datu ‘nu
mistieri,
Mo fora rricu quantu ‘nu
scarparu
Ed unuratu quantu ‘nu
chianchieri!
Vittorio Butera
Spagli:
Sbagli.
Ajjare:
trovare
Tata
: papà
Mo fora…:adesso
sarei…
‘A casa:
‘u catuoiu
(cantina), ‘a cammera (Confl. Inf.: cammira)‘e liettu.(stanza
da letto); ‘u fuocularu (focolare -la cucina), ‘u tavulatu.(soffitto),
‘i ciaramili (tegole . Indicano anche il tetto).
Le parti della casa:
‘a porta
( o ‘u purtune), ‘a naticchia (nottolino), ‘a fermatura
(serratura),’a chiave, ‘u chiavinu, ‘u saliscinni, ‘ a mascatura,’a
maniglia, ‘u mascu,’u cardiddru (lucchetto), ’a finestra, ‘ u vitru, ‘u
barcune, l’arcera, làstricu (pavimento),’a canaletta, ‘u muru, ‘a
scala, ‘i travi, ‘u purtieddru (sportello-imposta), supraporta.
‘A cammera ‘e liettu:
liettu, trabacca,
colonnetta, cuverta, linzola, cummò (
cassettiera), ‘a cascia, ‘u casciune, cuvierchi, nache, ’u vacile,
‘u pisciaturu, ‘u stipu, ,’nu stigliu (mobile o utensile della
casa). Buffetta, spuntuniera (mobile ad angolo), tavulu,
seggia (pl. Segge), specchiu.
‘A
naticchja’ e ra fermatura
Stanotte, doppu tantu, m’è bbinuta
‘N suonnu chira bonanima de Nanna.
Prima mi s’è ssiduta,
Cumu quann‘eru picciulu, a ra bbanna,
E ddoppu hadi vulutu, casa casa,
Accumpagnata ‘e mie pped’ogne rrasa.
Simu juti a ra dispenza,
Simu juti a ra cantina;
Ma, ‘ntramente se camina,
Nanna mia chi sa cchi ppenza!
Hadi l’uocchj cularusi
E dde chjantu mienzi affusi.
Chianu chianu,
Ppe’ ra manu,
Ha bbulutu accompagnata,
Pue, a bbidìre ‘e tavulata;
Ma cchiù ggira,
Cchiù ssuspira;
Cchiùd’appura,
Cchiù sse scura.
—
O Na’, cica ’u ru sacciu
Chillu chi stai pinzannu!
Tuni pienzi ca quannu
Ccad’intra cc ‘ere tuni,
Tutti ‘ssi magazzini
E ttutti ‘ssi spurtuni
Chi mo, ‘ssi canti canti,
Su’ ggrubbati e
bbacanti,
De granu èranu chjni!
—‘A pena chi
m’affanna
È ppropiu chissa — ha rrispunnutu
Nanna.
— Ah, cchi cce vinni a ffare,
Fìglìuma, a tte truvare?
Era mmiegliu mu riestu ‘n campusantu,
Cà core chi nu’ bbide ‘u’ ddole ttantu!
Lassa mu mi nne vaju... —
E ll’haju accumpagnata
Ppe’ ra manu a ra porta
Dduve, maravigliata,
M’ha ddìttu chira morta:
—Cchi ssu’ ‘sti manigliuni
‘Ste varre’ e ‘st’arpiunì?
Sèrvenu ppe’ cchiusura,
‘Nzieme a ra fermatura. —
A facce ‘e Nanna se facìu chiù scura
E mme disse: — Cchid’è ‘sta nuvità?
‘Na vota, quannu ccà
Cc’èranu milìuni,
Vastava ‘nna naticchja,
E mmo cce vùolu ttutti ‘st’arpiuni,
Ppe’ ttantu puoculicchja?
Povera Nanna morta —
L’haju dittu a ‘nna ricchja.
Quannu tu ere ccà.
‘Ud’èra
ra naticchja
Chi difinnìa ra porta;
Ma era ll’unistà.
Moni chi ‘un ci nn’è cchiù,
L’arpiuni cce su’!
Vittorio Butera
‘a cucina
‘u fuocularu (focolare.
Indica anche la cucina); ‘u cippu, ‘u tavulu, ‘u furnu,
cristaddrera o argentiera ( mobile dove si metteva il vasellame di
cristallo); timpagnu, maccarunaru (matterello), tijilli
(travicelli su cui poggiano le tegole; dal lat. Tigillum.
Frissura (padella); tazze, chicchere, cicculatera
(caffettiera); boccacci, varrilaru, sazieri (mortaio);
tigagnu (tegame); rugagnu, tijeddra (teglia);
brocche (forchette), cucchiari, curtieddri,
piatti chiani e funni; cinnera, fuocu, vampa,’a fuma, fulijime, quadare,
cassarole, bocali, ‘u spitu, cruocchi, tribbitu, acqua, ‘a vozza,
majiddra, ‘a vientula o ’u ventagliu, ligna, carvuni, frasche, vrasce,
bicchieri, buttiglie, jascu,
Verbi: se scarfare,
jujjare, astutare, addrumare, cucinare.
……………………………………….
E, all'umbra de 'na granne
ciminera,
Viju 'n 'ardente, caru fuocularu;
'Nu zuccu 'ncarpinatu paru paru,
Arde ccumu 'na cima de jacchèra.
'Ntuornu cce su': 'nna Vecchiarella accorta
E nnannu e ttata. Mamma, no! M'è mmorta!
…………………………………………….
( da Natale di V. Bufera)
Espressioni conflentesi:
‘na
junta ‘e…
it.: giumella. Quantità,
di qualsiasi cosa di solido, che può essere contenuta nel cavo delle
mani accostate.
‘na junta ‘e rina.
‘na junta ‘e castagne ecc.
Dal lat. manus juncta.
a junta, a junta….
: a poco a poco.
Juntiddra:
dim. di junta.
Fare ‘a cristareddra :
it. Querciuola. Gioco di ragazzi che
consiste nel camminare con le mani in terra e le gambe in aria.
Le prossime feste.
Sant’Andria porta ra nova
Ca ‘u sie è de Nicola,
l’uattu de Maria
I tridici ‘e Lucia
E ru vinticinque
Nasce ru Missia
Mugliere:
moglie. Dal lat.mulier (spagnolo: mujer)
maritu:
marito. Dal lat.maritus.
sposarsi : se ‘nzurare
(per gli uomini)
se
maritare ( per le donne)
‘u ‘nammuratu :
innamorato o fidanzato
‘a ‘nammurata:
innamorata o fidanzata.
‘a ‘mbasciata:
era la richiesta ufficiale di matrimonio.
‘u ‘mbasciature
(CI: ‘mbasciaturi): era la
persona incaricata di fare la richiesta di matrimonio.
Panname:
l’insieme di biancheria portato in dote dalla ragazza.
Cumpietti:
confetti.
Vasare:
baciare.
Anieddru:
anello.
Ciancianeddra:
l’insieme degli ori (orecchini, braccialetti ecc.)
Fare l’amuri :
amoreggiare.
Volire a ‘ncunu-a:
essere innamorato di
qualcuno.a-
Azare ‘a cuda :
andarsene (riferito alle donne).
Oje me gnorna,
oje me scura: oggi
per me sorge il sole, oggi per me viene la notte.
Espressione riferita alle
spose del tempo passato, perché la loro libertà durava lo spazio di
una giornata. Dopo essere state sotto il giogo dei genitori, passavano
sotto quello del marito e dei suoceri.
Canto d’amore conflentese:
Amure, amure, chi m’hai
fattu fare
De quinnici anni m’hai
fattu ‘mpazzire,
‘u patrinuostru m’hai
fattu scordare,
‘a terza parte dell’Ave
Maria,
‘u credu ‘un ru sacciu
gnermitare,
pigliu ppe’ dire “
credu” e pienzu a tie
Patrinuostru: il termine a
Conflenti, oltre ad indicare la preghiera, indica la coroncina del
rosario.
Gnermitare: intendere.
Sviluppare. In questo caso: recitare.
Proverbio:
Dicembre fa l’agnieddri
e frevaru fa ri pieddri. Dicembre fa gli
agnelli e febbraio fa le pelli.
A dicembre nascono gli
agnelli e a febbraio si macellano
Storie paisane:
Equivoci linguistici.
1). Un signore conflentese
riceve un ospite e, mentre si apparta con lui, chiede alla domestica di
preparare un caffè.
Passa un po’ di tempo e il
caffè non arriva. Allora il signore, rivolgendosi di nuovo alla
domestica, chiede:
- Allora, o Marì, stu
cafè è prontu?
-
Don
Michè, ‘nu momentu,. ‘u tiempu ca me lavu
‘e manu e ru culu!
Nota: Culu: 1) . Culo,
sedere. 2) 1^ pers. sing. del pres. ind. del verbo “ culare“
It.: filtrare. Nelle
caffettiere di un tempo il caffè doveva essere filtrato.
2) Una volta le donne del
paese, per motivi vari, preferivano partorire in casa, facendosi
aiutare dalle vicine. Poi, se c’era qualche problema, si recavano dal
dottore.
Così una di esse, dopo il
parto, si presenta dal medico. Durante la visita, questi vuole sapere
se la gravidanza è stata regolare e chiede:
- Avete partorito a
termine?
- No, risponde la
signora, a Salicara.
Nota: Termini e
Salicara sono due frazioni.
Negozi “
de ‘na vota”
Spizzeria (farmacia)-
putighinu (tabacchino) - cantina (osteria)- chianca (macelleria)
Frutti paisani:
Amarena
fem.– fragula fem..(fragola)- Granatu
m. (melograno) - mannarinu m. (mandarino)- puortugaddru
m. (arancia) - ficu fem.(fico) - ficazzana fem. (fiorone)
– ficunniana fem. (fico d’India). uva fem. - piersicu
m. (pesca) – nucepiersicu m. (nocepesca) - spergia fem.
(albicocca) - nuce fem. (noce) - trigna fem.(susina) -
milu m. (mela) - piru m. (pera) - cirasa fem.(ciliegia)
– lumia fem. o limune m. (limone) - castagna fem.
- amura fem. (mora) - lotu m. (loto) - milune m.
(anguria) - milune jancu o ‘e pane m. (melone- cocomero)
zanzifaru m. (giuggiola) - cacummaru m. (corbezzolo) -
Nuciddra fem. (nocciolina) sorbu m (sorbo)- Niespulu (
nespola)-
Gli alberi
I nomi degli alberi sono
generalmente maschili, ma alcuni conservano il genere femminile latino.
Maschili: piru, milu,
cirasu, alivu, piersicu ecc
Femminili: ‘a ficu,’ a
castagna, ‘a nuce, ‘a trigna, ‘a murtilla (mirto),’a nuciddra
(nocciolo) ecc
Proverbio:
Cu ru tiempu e cu ra paglia se maturanu ‘i niespuli.
Ditti paisani:
‘ juornu d’u cunnu:
espressione tipica conflentese per
indicare una cosa impossibile a realizzarsi. In realtà questo giorno non
esiste.
Cunnu (dal
lat.cunnus) :indica il sesso femminile. Si trova in altre lingue come
in francese (con) e in sardo (cunnu).
Avire chiriche a ra capu:
Espressione usata per
indicare una persona che sa il fatto suo e che per ottenere dei
vantaggi non esita a inventarsi qualsiasi cosa.
Petrusinu a ogni minestra
( o d’ogni minestra):
Si dice di una
persona che s’intromette in ogni discussione. Ficcanaso.
Petrusinu:
prezzemolo. (lat. Petroselinum).
Picata:
impiastro. Hai fattu ‘na picata. Da pice (pece).
A quannu, a quannu:
a stento; con fatica.
L’aju fattu a quannu, a
quannu
I
conflentesi raccontano:
Francesco Butera ( nato
a Conflenti il 1914- residente a Firenze)
“
‘A nascita mia
“
iu vinni a stu munnu
‘ u mise ‘e frivaru
e propriamente ‘u due,
juornu d’a Cannilora.
Facia ‘nu friddu chi a ru
fuocularu
‘nchiatrava puru l’acqua
d’a cassarola.
I genitori mie misi
‘mpagura
Penzaru de me fare
vattijare
E priestu priestu intra
‘nu quartu d’ura
A ra parrocchia me
ficeru portare.
De cummari me fice za
Maria
Suoru de mamma e bona de
costume
Tenia na faccia china ‘e
malincunia
E Cerminara se chiamava de
cugnume.
‘u nume me
mintieru de’nu santu
chi a Paula passau ‘i
juorni sue.
A mie stu nume me piace
tantu
E criju ‘a stessa cosa
puru ppe’ vue
Franciscu
foze assai miraculusu
Varcau ru
mare supra de nu mantu
Fice ra carità , fu
scrupulusu
E a Ddiu se cce dunau
tuttu quantu.
Una poesia di Beppe Cerra.
Cujjienti scatrijatu
Cume te ridduciaru
Cujjienti miu!
Tu, chi de tutti i paisi
ere ‘nu vantu
Mo me pari ‘nu catofaru
de viecchiu
Chi va limuosinannu ad
ogni cantu.
‘na vota c’era tanta
fratillanza
e nne voliamo tutti quanti
bene
mo mmece ne scannamu cumu
lupi
e si nn'é juta. a meglia
quatraranza
Ma ‘a curpa, Cujjienti miu,
‘un d’è ra tua
Ma de
chine te guverna de tant’anni
Ca pensa sempre e sulu a
ra sacca sua
E te lassa intra ‘e pene e
‘tra l’affanni.
Sai chi te dicu, amicu
cujjintaru?
È ura pemmu niesci d’u
pagliaru
E pemmu cacci tutta chira
gente
Chi stu paise fa finire
malamente!
Beppe Cerra
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