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"Quel cadavere non è del boss"
Forse trovato il corpo di De Mauro
La settimana
prossima arriverà la prova definitiva. Quel cadavere riesumato a
settembre nel cimitero di Conflenti, non è del boss calabrese Belvedere.
Secondo alcuni pentiti e secondo il giornalista di Catanzaro Badolati,
potrebbe essere invece il corpo del cronista dell'Ora Mauro De Mauro,
scomparso a Palermo il 16 settembre 1970.
Un passo avanti è stato fatto: quel cadavere
sepolto nel cimitero di Conflenti, in provincia di Lamezia Terme, non è
del boss della ‘ndrangheta Salvatore Belvedere. Le analisi comparate del
Dna smentiscono quanto scritto sulla lapide e potrebbero confermare
quanto scritto invece sul libro del giornalista Arcangelo Badolati. “Al
posto di Salvatore Belvedere nel cimitero di Conflenti c'era il cadavere
di Mauro De Mauro”, ha dichiarato l’autore di “’Ndrangheta Eversiva” ad
Ateneonline
qualche mese fa.
È stato quindi disposto dalla procura di Catanzaro un nuovo esame
comparativo con il Dna della figlia del cronista scomparso a Palermo il
16 settembre 1970. Lo stesso anno era evaso dal carcere di Lamezia Terme
il boss Belvedere, insieme ad altri tre pregiudicati, tra cui Pino
Scriva, poi diventato collaboratore di giustizia. Un altro pentito,
Massimo De Stefano, un tempo affiliato alla cosca Torcasio, però, ha
riferito agli investigatori che quel corpo, in realtà, non era quello di
Belvedere, bensì di De Mauro, sepolto nel cimitero di Conflenti dopo che
Cosa nostra aveva chiesto alla 'ndrangheta un aiuto per fare sparire il
cadavere del giornalista. Il collaboratore ha anche riferito del piano
che sarebbe stato organizzato nel 1971 per fare credere che Belvedere
fosse morto allo scopo di potersi poi allontanare dalla Calabria e
rifugiarsi in Corsica, dove si sarebbe rifatto una nuova vita.
De Mauro sarebbe stato quindi vittima di un’operazione congiunta di
mafia e ‘ndrangheta: “tolto di mezzo” dai siciliani perché aveva
scoperto scomode verità (per Badolati e altri, i legami tra i boss e il
golpe Borghese), con l’aiuto dei calabresi che hanno usato il corpo per
riempire una bara altrimenti vuota.
Per la conferma di questa verità, dovremo aspettare la prossima
settimana, quando il dna del corpo verrà comparato con quello dei
familiari del giornalista de L’Ora. Ai rilievi sulla salma riesumata nel
settembre scorso, partecipa anche l’avvocato
Francesco Crescimanno
e come perito il medico legale Paolo Procaccianti, a rappresentare la
famiglia De Mauro nel processo in corta d’assise a carico del capomafia
Salvatore Riina.
PUBBLICATO IL
31/01/2008
- FONTE Ateneonline.it
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