Su mandato della procura di Catanzaro. Il cadavere trovato carbonizzato nel 1971. Riesumata salma di un pregiudicato. Il corpo non fu richiesto dai parenti e rimase seppellito a Conflenti.


CONFLENTI - Un giallo d’altri tempi sta scuotendo la tranquilla vita dei cittadini di Conflenti. Nei giorni scorsi,
infatti, la Polizia giudiziaria, su mandato della Procura di Catanzaro, ha disposto il sequestro di un’ala del cimitero comunale. L’azione di sequestro si è resa necessaria per porre in essere la riesumazione di una salma, seppellita nel comune del catanzarese nel lontano 1971. Trattasi del corpo di un pregiudicato lametino da poco uscito di carcere, trovato morto in circostanze ancora non del tutto chiare, ai piedi del Monte Reventino, nel territorio conflentese. Un ritrovamento che, a inizio anni settanta, aveva destato
sconcerto tra gli abitanti del paese, visto che il cadavere – al momento del ritrovamento – si presentava
totalmente carbonizzato. Le conclusioni che si fecero all’epoca puntavano verso un omicidio legato al mondo della criminalità organizzata. Infatti, nello stesso periodo, nella stessa zona si consumarono alcuni rapimenti e altri rinvenimenti di cadaveri, anch’essi deceduti in circostanze quantomeno sospette. All’epoca, il giudice che si occupò delle indagini, non avendo ricevuto nessuna richiesta da parte dei parenti per avere la salma, ne dispose la sepoltura nel cimitero conflentese. L’identità del pregiudicato non è stata resa nota e, visto che sono passati molti anni dalla tragica vicenda, nessuno in paese ne ricorda il nome. Dopo trentasei anni, dunque, si riapre uno degli avvenimenti di cronaca più brutti della storia di Conflenti.
Gli uomini della Polizia giudiziaria, si sono recati dapprima presso la sede comunale conflentese, dove
hanno compiuto una serie di indagini sulla composizione del complesso funerario del paese, per appurare la reale collocazione della tomba. Successivamente, gli stessi agenti di Pg si sono recati presso il camposanto dove hanno individuato il luogo preciso della sepoltura. Dal 1971, il corpo del pregiudicato giaceva senza nessuna lapide, in una tomba ricavata a terra, con solo una croce con le sue iniziali – peraltro non più leggibili - ad indicarne la presenza. Non essendo più possibile riesumare la salma visto l’approssimarsi della sera, gli agenti sono rimasti a presidiare la struttura per tutta la notte. Il mattino seguente, grazie alla collaborazione di alcuni dipendenti comunali, la salma è stata riesumata e presa in consegna dalle autorità. Non è ancora chiaro il motivo della riesumazione dopo così tanti anni, ma tra i conflentesi è già il momento di dare adito a fantasiose supposizioni che movimenteranno – per qualche tempo - la monotona vita del piccolo paese.
 

 

Mistero senza fine: trentasei anni fa due verità. Il giallo di Salvatore Belvedere e del giornalista De Mauro

DOVREBBE ESSERE quello di Salvatore Belvedere, di Sambiase, pregiudicato evaso dal carcere di Lamezia Terme nel giugno del 1970, il cadavere la cui salma ieri è  stata riesumata al cimitero di Conflenti. Era l’agosto del 197i quando fu ritrovato il corpo in avanzato stato di decomposizione e rinvenuto in una buca scavata ai piedi del Reventino in territorio di Conflenti. Il cadavere, carbonizzato, venne riconosciuto dal figlio della vittima, Federico. Ma su quel ritrovamento non mancarono i colpi di scena. Sei anni dopo il ritrovamento, nella primavera del1978, la Procura di Catanzaro infatti rivelò forti dubbi sull’identificazione del cadavere ordinando la prosecuzione delle ricerche di Salvatore Belvedere che era evaso dal carcere. Successivamente, entrò in scena il boss Antonio De Sensi le cui rivelazioni in un certo senso confermavano i dubbi della procura di Catanzaro sul corpo ritrovato a Conflenti. De Sensi raccontò che il cadavere trovato non era quello di Salvatore Belvedere ma del giornalista Mauro De Mauro, rapito e mai più ritrovato a Palermo il 16 settembre del 1970, assassinato dalla mafia in seguito alle sue inchieste giornalistiche sul caso Mattei e sul golpe Borghese.  Secondo la versione di De Sensi la vicenda sarebbe scaturita da un accordo fra alcuni “pezzi da novanta” dell’epoca” della n’drangheta e di cosa nostra. Un accordo finalizzato a un duplice scopo, secondo i fatti dell’epoca, e ciò quello da un lato di agevolare la latitanza di Belvedere che era evaso e di chiudere il caso sulla sparizione del corpo di De Mauro. La conferma della sua uccisione venne data negli anni seguenti dal resoconto di alcuni pentiti di mafia (Tommaso Buscetta, Nino Calderone, Francesco Di Carlo). A soffocarlo furono Mimmo Teresi, Emanuele D'Agostino e Stefano Giaconia. Con loro ci sarebbe stato anche Bernardo Provenzano. Più volte si è tentato di trovare il luogo dove si presumeva fosse stato nascosto il corpo di De Mauro, ma nessuna di queste ricerche ha dato esito positivo. La versione fornita da De Sensi non fu tanto “campata in aria”, soprattutto perchè, nel 2001, Maria Bellone, vedova di Ezio Calaciura, collega di De Mauro del giornale “L’Ora”, deceduto durante un incidente stradale nel 1973 in Calabria che destò molti dubbi, raccontò che dopo la scomparsa di De Mauro suo marito iniziò ad indagare personalmente sull’oscura e tragica vicenda di De Mauro e di aver avuto forti dubbi sulla tesi dell’incidente
automobilistico del marito. Un giallo insomma che ancora oggi non ha trovato risposte e ches 36 anni dopo riemerge con la riesumazione di Conflenti. Per quali motivi?

 

Pasqualino Rettura

PUBBLICATO IL 19/09/2007 - FONTE IL QUOTIDIANO DELLA CALABRIA

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